25 aprile in poesia

E’ PASSATA UNA SOLA STAGIONE

Ho visto gli alberi fiorire
e i frutti crescere
sui rami ai quali
impiccarono i miei fratelli.
E’ passata una sola stagione
da quando staccammo
come frutti acerbi
i loro corpi uccisi.
Un giorno un albero
diventò una croce
ma non si dimenticò
di essere un albero di susine.
E’ passata una sola stagione.
gli alberi fioriscono, i frutti crescono.
Il nostro dolore
ha messo una sordina.

Tullia de Mayo, 1945

PER PAPA’ CERVI

Come la Resistenza hai resistito
vecchia quercia
che i tuoi sette rami
gagliardi d’avvenire
opponesti alla nera tempesta
tutti e sette insieme
in un’alba solo stroncati
Come la Resistenza hai resistito
Perché oggi i ragazzi italiani
Sopra il tuo tronco nodoso
In uno squarcio libero di cielo
Vedano
Sette stelle d’argento

Bini (Giovanni Serbandini)

Ad Alcide Cerci, padre dei sette fratelli fucilati a Reggio Emilia il 28/12/1943.

PAESI DI MONTAGNA

Non vi avremmo mai conosciuti
paesi nostri di montagna.
Al diradarsi della nebbia
dopo il lungo cammino
scoperti, con le vecchie case a gruppi
l’una all’altra addossate.
O quando ormai credevamo
di aver perduto la strada nel buio,
per l’abbaiare di un cane
ritrovati, dove una luce di acetilene
accompagnava il secchio d’acqua
alla fontana.

Né ci sarebbe divenuta familiare
la stufa in mezzo alla stanza,
sedendo sulle panche a scaldarci
mentre cuoce la minestra di patate
o il pastone da portare alla mucca.
Che è uno dei cento mestieri
dall’alba, oltre ad andare per legna
e per erba che non basta mai.

La miseria non fu essa a contare
davanti ai soldati sfuggiti
ai tedeschi, di vesti borghesi
bisognosi e di cibo.
Non fu la diffidenza a contare,
antica come l’abbandono,
quando chiedemmo la cascina
per la prima banda di partigiani.
Ché anzi, cuocendo a turno
il pane per noi o dandosi la voce
per segnalare il pericolo,
lasciaron cadere durati litigi.
Ma in quell’antica crosta
di fronte alla spia
tornavano a chiudersi,
come fosse più dura
dei mitra puntati
nei rastrellamenti nazisti.

Bini (Giovanni Serbandini)

IL PANE

Era l’alba
quando ti condussero là,
per ucciderti a vent’anni.
Il carcere aveva smagrito il tuo volto,
ma non aveva spento
la luce degli occhi,
fatti più limpidi al sole
dopo la lunga oscurità
della cella.

Ti uccisero e lasciarono il tuo corpo
dove tutti lo potessero vedere
e tua madre urlasse il tuo pianto
guardandoti
senza poterti toccare.

Per lei,
dalle tasche del tuo vestito
tolsero un pane spezzato,
l’unico ricordo,
la memoria dell’ultima cena.

Maria Panagia

DEPOSIZIONE

Ma non c’era candore di seriche stoffe
nella tua bara di fanciullo.
Non c’erano fiori
per la sepoltura
né tremula luce di ceri.
Non c’era sudario
né gesto pietoso
né parola piena d’amore.

Tutti tacevano intorno a te,
mentre il prete tacciava la croce
benedicendoti
e i tuoi uccisori
stavano immobili nelle brune divise
con le armi imbracciate
perché nessuno piangesse.

Tra quattro assi
di legno grezzo
hanno deposto il tuo corpo,
dopo che la madre
aveva passato lentamente la mano
sulla tua fronte
macchiata di sangue.

Così sei sceso nella terra
e nel silenzio di è chiusa la tua vita breve.

Maria Panagia

IL PONTE

Tu stai oltre
il bosco
la mano sul fucile
aspettando il segnale.

Tremano le foglie
E un grillo canta,
è sera, una sera
come tante.

L’erba è verde
e il fiume corre
come sempre.

Tu stai oltre
il bosco
io sto sul ponte:
e il cielo è azzurro
così azzurro
non l’ho visto
mai.

Compagno,
non so il tuo nome
e tu di me sai niente:
tu sei nel bosco
io attraverso
il ponte.

E’ notte
le stelle sono a grappoli
d’argento
e così tante
non ne ho visto
Mai.

Che notte !
Si spara da due ore
Per quel ponte
E tu mi stai vicino
Su quel ponte

Compagno,
rispondi.
Compagno,
mi senti ?

Le stelle
sono gelide e distanti.
Compagno
sei morto.

Il fiume corre
al mare
come sempre.

Tullia de Mayo 1948

CHI MI RISPONDERA’ ?

Dove sono le domande
e dove le risposte.
Solo silenzio
sui visi, su tutto.
Silenzio di pietra.
Anche il vento
si fa guardingo,
se l’amico
non ti riconosce.
Ditemi
su chi giurerò
e per quale
oscura notte
passerà
questo secolo.
Mettersi
la pelle di lupo
ed avventurarsi
o starsene nell’ovile
ad aspettare ?
Vado pensando a questo.
L’uomo morto
più non respira
e più non grida.
e i morti-vivi
chi li conta ?

Viale dei Martiri.
Piazza della Libertà.
Nomi,
date,
marmi,
calce,
silenzio.
Ma una risposta
deve pur esserci.
Ditemi il prezzo
della vita di un uomo
e poi
moltiplicatelo.

Tullia de Mayo

ALPINI

Alpini… alpini
per tutte le vie del mondo.
E col sangue degli alpini
si fece rossa la Vojussa:
morti della Julia.
E là, in Russia,
in un deserto sconfinato di neve,
molti di loro si fermarono:
morti della Tridentina,
mosti della Cuneese.
Alpini… alpini
morti in terre lontane.

Quando gli scampati
nel settembre 1943
tornarono in valle,
su fusero sulla montagna
come elemento
della montagna stessa
Divennero partigiani
e indossarono ancora
il cappello alpino.

Ideale Cannella

UNO SGUARDO AL PORTAFOGLIO

Quando il ragazzo
pone mano al portafoglio
una pena sottile
gli serpeggia nel cuore:
una fotografia,
lettere,
immagini benedette,
una stella alpina,
qualche foglietto inutile…
Alza il capo, mi guarda:
– Me lo custodisce ?
<<Sì; te lo restituirò al ritorno>>.
Sorride triste, il ragazzo,
abbiamo uno sguardo d’intesa:
se non dovesse tornare…
Il patriota
rasserenato s’allontana.
Nelle mani
mi resta quel portafoglio.

Ideale Cannella

UN LUME SI ACCENDE

Il sentiero è sassoso, ripido:
incontriamo un gruppetto di case
che crediamo vuote, disabitate
ma…
una porta si apre,
un lume si accende.
– Sapevamo che sareste passati –
dice una voce.
Ecco un fuoco acceso: è per noi.
Il cuore si fa leggero.
Quando si riparte
sorridiamo al bel cielo stellato,
riprendiamo il cammino sorretti
da quel viatico d’amore
offerto dalla nostra gente.

Ideale Cannella

CASA INCENDIATA

Quando, al ritorno,
i bimbi chiesero il pane
trovarono la casa distrutta,
ma entrarono lo stesso
tra le vecchie mura
incarbonite
sotto le stelle.

Aldo Farina 1944

STAFFETTA

Nessuno
saprà mai,
bambina,
col tuo messaggio segreto
chiuso nel pugno,
quanto corresti quella mattina
sulla neve
e sulle strade ghiacciate
ad annunciare
il rastrellamento nemico.

Cadesti
sul ciglio
dell’ultimo
tratto di strada.

Aldo Farina


GLI IMPICCATI

Con rabbia atroce
li soffocarono al cappio
perché il loro grido
si spegnesse per sempre
e invece dilagò
dai monti alla pianura
coi loro nomi di battaglia
<<Giustizia>> e <<Libertà>>.

Aldo Farina 1945

<BAMBINO>*

Si alza il vento
delle memorie
e tu, fermo
all’inferriata,
la neve che turbina
sul viso,
ridi
d’un riso chiaro
come il giorno.

Aldo Farina

*Vittorio Brosini, detto Bambino, libera tre compagni: Fulmine, Nullo (Aldo Farina), Vampa, accerchiati dai tedeschi. Catturato dai tedeschi il 2 gennaio 1945 e condotto alla fucilazione nel luogo dove aveva catturato alcuni tedeschi, disarmati e rilasciati il 22 novembre 1944, ride in faccia ai fucilatori, il 12 marzo 1945.

E SE NE ANDO’ *

E se ne andò
con l’urlo negli occhi
il pianto nel cuore,
curvo pensando
lontane primavere
azzurre più dei sogni.

Aldo Farina
* Mario Dapozzo, membro del CLN, deportato a Ginskeken, Germania, morì il 20 aprile 1945.

LIBERTA’

Libero fiore
in vetta,
parola attesa
da tanto,
io ti respiro,
ma se ti tocco
ecco t’infrangi
e un pianto
sottile
imbianca la tessa

Aldo Farina, 1945

RASTRELLAMENTO
BORE DI METTI*

Con rabbia
correvo
campi di grano
cinti di filo spinato,
calzoni a brandelli
carni graffiate;
una corsa affannosa
di terrore e speranza,
spari tra foglie
come stormire di uccelli.

Flaminio Musa, luglio 1944
*in provincia di Parma

LA STAFFETTA

Colpita
si trascina
si ferma
riprende
si accascia;
nella nebbia
fredda
di morte
non pareva
alcuno.

Una staffetta
muta
immobile
fredda
è sola
in mezzo alla strada.

Flaminio Musa

T’INCONTRERO’

             A Giovanni

T’incontrerò
sulla riva,
al di là
della vita,
fermo
ad aspettare
e come quando
dicevi
<<Passate!>>
s’illuminerà
il giorno.

Aldo Farina

FUCILAZIONE

Lo presero
e subito lo seppero
che non ci sarebbe stato
un altro giorno,
che quello era l’ultimo:
l’ultimo per davvero.
Lo portarono al margine del bosco
sopra un lembo
di terra abbandonata.
Magro e stracciato
ritto in attesa,
affamato di pane
e d’amore.
Scendevano le ombre
della sera;
dicembre gelava
mani e viso.
Solo gli alberi
lo videro cadere
e qualche uccello
che fuggì agli spari
poi, fu silenzio.
Fiori di sangue
disegnò la neve

Tullia de Mayo

ERA UN GIORNO QUALUNQUE

Era un giorno
qualunque
di dicembre.
Dalle case usciva
odor di fumo
e di minestra;
si raffreddò
nei piatti.
Molte mani
non toccarono
il cucchiaio.

Giacevano sullo spiazzo
i magri corpi
nei laceri vestiti
crivellati
dai proiettili.
Li abbracciava
stretti stretti
come madre
il gelo
senza suono
di campane.

Qui hanno guardato
il cielo
per l’ultima volta
prima che la terra
bevesse il loro sangue
e il loro grido.
Qui
hanno dato la vita
senza squilli
di fanfare
per fare a noi
la libertà
di vivere.

Tullia de Mayo

VERSO I MONTI

Salimmo verso i monti
braccati come lupi,
senza uniforme e senz’armi
ne conquistammo una:
essa ci fu compagna
nel triste canto di morte
per un soffio di vita.

Tullia de Mayo

PRIMAVERA ’44

I primi bucaneve
li portarono le donne
alle tombe senza nome.

Li tenevano nascosti in petto
e il nemico non s’accorse
di quel gesto d’amore.

Mani furtive li deposero
sulla terra in disgelo
e germogliò la primavera
nei bianchi cimiteri.

Tullia de Mayo

EPIGRAFE

Era chiaro il suo sguardo
come l’acqua di un fiordo,
credeva nella vita
lottava per la libertà.
Vilipesa, torturata dai <<marò>>
del battaglione Barbarigo,
fucilata all’alba
dell’undici settembre ’44.
Anni diciotto,
staffetta della 76a Garibaldi,
nome di battaglia <>.
Affinché il tempo impietoso
scolorendo il nome sulla pietra
non ne cancelli la memoria:
perché il mondo conosca
il prezzo del suo sangue.

Tullia de Mayo

LO SLAVO

Gli dissero: <<va sei libero>>
e aprirono il portone,
egli mosse alcuni passi
centellinando l’aria.
La scarica giunse repentina
ma non lo colse di sorpresa
né lo stupì la morte
in terra straniera,
sapeva con certezza
che la causa era una
e il nemico comune.

Tullia de Mayo

STAFFETTA PARTIGIANA

Lidia non pianse,
oppose il suo silenzio
come sfida all’oltraggio,
mentre corpo e mente
erano tutto un grido
e il cuore invocava
con ansia la morte.

Tullia de Mayo

NELLE QUATTRO TORRI

Mi avete messa
in una cella, sola
perché a nessuno
potessi parlare.
Dunque sapete
quanto valgono
le parole
che avrei detto.

Avete chiuso
col cartenaccio
dimenticando
che la mia gola
ha ancora voce
e un canto
ha attraversato
queste mura.

E’ andato
oltre le grate
oltre i cancelli,
spaziando
verso il sole,
quel canto
che parlava
di libertà.

Tullia de Mayo

NON FINGETE DI NON VEDERE

Riappaiono le svastiche sui muri
triste retaggio di biechi assassini
in questo tempo che è ancora di morte,
non fingete di non vedere.
Un giorno i muri grondarono sangue
cambiammo i nomi alle strade.
Contate le piccole targhe di marmo:
sono migliaia di vite troncate
con la corda, la tortura e il piombo.
Se non volete che siano morti invano
non fingete di non vedere.

Tullia de Mayo

VIVI E PRESENTI CON NOI

Vivi e presenti con noi
finché in loro
ci ritroveremo uniti

morti per sempre
per nostra vitlà
quando fosse vero
che son morti invano

Piero Calamandrei