Chiesa di San Bernardino – Ivrea

Un gioello nascosto della pittura del Piemonte

La chiesa di San Bernardino è la cappella del convento francescano costruito nel 1456 e consacrato l’anno successivo, poca tempo dopo la canonizzazione di Bernardino da Siena, che gli storici locali ritenevano fosse passato anche a Ivrea durante il suo apostolato.

La sede di culto con gli splendidi affreschi di Martino Spanzotti è sopravvissuta a una serie di vicissitudini, poiché l’intero complesso si trovò ad essere più volte teatro di vicende belliche nel Sei e Settecento, poi vittima dell’incuria. Dal 1805,. in seguito alla: soppressione degli istituti religiosi, il convento venne ceduto a privati e utilizzato principalmente come cascinale agricolo, mentre la chiesa fu in parte manomessa e adibita a magazzino e fienile. Fortunatamente nel 1907 l’ingegner Camillo Olivetti si assunse il compito di tutelare il monumento da qualsiasi trascuratezza, acquistando tutta la zona conventuale adiacente all’area industriale da lui stesso creata. Oggi del grande complesso restano la chiesa, un lato porticato del chiostro e alcuni locali già utilizzati come sede di attività ricreative della società Olivetti.

La principale funzione delle chiesa, nel rispetto delle strutture architettoniche richieste dai primi seguaci di Bernardino, era quella di fornire un apposito ambiente per la predicazione. L’edificio, a una sola navata, fu quindi predisposto separando lo spazio destinato ai fedeli da quello riservato ai soli monaci per la celebrazione del culto: il tramezzo serviva a distinguere la chiesa anteriore per i laici da quella conventuale propriamente detta.

Il tramezzo è giunto fino a noi con lo straordinario ciclo sulla Vita di Cristo, che tuttora accresce l’Importanza della sede di culto. Questi dipinti hanno sempre goduto di una buona accoglienza da parte della critica; con valutazioni unanimi circa l’attribuzione allo Spanzotti, apportatore di un nuovo realismo che segna la fine dei medioevo eporediese. Un sostanziale momento di fortuna degli affreschi, che costituiscono una delle più importanti opere della pittura piemontese del secondo Quattrocento, è la campagna di restauro promossa dalla Oliveti e diretta dalla Soprintendenza ai Beni Storici e Artistici del Piemonte nel biennio 1955-56 quando furono riportati al loro originario splendore.

Il punto più alto della fortuna critica del pittore casalese Martino Spanzotti è il testo del 1958 ad opera del letterato Giovanni Testori su commissione della società Olivetti. Il saggio testoriano, intitolato Storie della vita di Cristo, impose la grandezza e la modernità di Spanzotti, segnò l’inizio degli studi critici sul pittore piemontese e resta tuttora uno dei capolavori della critica d’arte del ventesimo secolo, oltre a uno dei simboli della politica culturale olivettiana.

Martino Spanzotti

Giovanni Martino Spanzotti, pittore italiano tra i principali interpreti del rinnovamento rinascimentale della pittura in Piemonte, nacque verso il 1455 a Casale, da una famiglia di pittori provenienti dal territorio di Varese.

Gli anni tra il 1470 e il 1480 rappresentano il periodo della formazione artistica di Spanzotti. Negli anni ’70, è a diretto contatto a Bologna con la scuola di Francesco del Cossa, anche se è probabile, tuttavia, che la parte più significativa del suo apprendistato si sia svolta a Milano (in un documento redatto a Casale nel 1480 egli viene definito “Mediolani pinctore”). Piuttosto evidente è l’influenza di Vincenzo Foppa, ma anche, nelle prospettive architettoniche, della lezione di Bramante e, ancor più, di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino.

Per spiegare un’altro debito di Spanzotti, quello verso la pittura fiamminga, si può supporre che nell’ambiente milanese egli abbia incontrato anche le suggestioni dell’arte nordica, filtrate, forse, dal passaggio in città di Antonello da Messina.

L’opera di Spanzotti si connota, quindi, come punto d’incontro fertile delle espressioni artistiche presenti sui due versanti delle Alpi, aspetto che caratterizza per molti versi la peculiarità della produzione artistica in Piemonte nel corso di tutto il XV secolo.

 

 

Orari e Modalità di Visita

Visite programmate:

1° e 3° Domenica dei mesi Aprile, Maggio, Giugno, Settembre e Ottobre

1° Domenica di Luglio e Agosto

Dalle ore 15,00 alle ore 19,00

 

Visite su Prenotazione

In ogni periodo dell’anno dalle ore 9,00 alle 11,00 e dalle 14,00 alle 17,00 , prenotando almeno 4 giorni lavorativi in anticipo alla Segreteria delle “Spille d’Oro” tel 0125/425767 – 0125/45465

Per il periodo 20 luglio/20 agosto le visite devono essere prenotate entro il 15 luglio.