L’ Anfiteatro Romano di Eporedia

Anfiteatro Romano di Eporedia (foto F.Levi)

Tra le poche testimonianze architettoniche dell’antica Eporedia, ultima delle colonie civium Romanorum, dedotta nel 100 a.C. ed inscritta nella tribù Pollia (in età augustea nella XI Regio corrispondente alla Gallia Transpadana), si segnalano i resti dell’anfiteatro. Il complesso fu edificato tra la fine del I e l’inizio del II secolo d.C., come il teatro della stessa città.

L’edificio si innalza sul lato meridionale della via per Vercelli. È in parte costruito su terrapieno, contenuto a Sud da un possente muraglione rettilineo (presumibilmente resto di un recinto che circonda l’intera struttura), in parte su muri radiali. Sempre sul lato meridionale, il muro esterno è rafforzato da concamerazioni semicircolari. Al centro dell’arena era un vano ipogeo, collegato tramite scale e corridoi ai locali di servizio sottostanti la cavea. Il percorso sotterraneo è evidentemente funzionale al movimento di belve, gladiatori e macchinari. Un ambulacro che corre sotto il podio collega vani di servizio costruiti in corrispondenza degli assi e aperti sull’arena. All’estremità dell’asse maggiore si aprono due ingressi monumentali, chiusi da porte non meno monumentali di quelle della città. Lastre di bronzo con borchie applicate, presumibile decorazione di un balteo, sono state rinvenute nell’arena.

L’anfiteatro di Eporedia venne messo in luce dalla Soprintendenza alle Antichità del Piemonte (prof. G. Carducci) tra il 1955 ed il 1964. Dal suo giornale di scavo rileviamo: “Gli assi maggiori dell’arena e del muraglione perimetrale ellittico esterno reggente la summa cavea avevano direzione sensibilmente a mezzogiorno. Nell’arena gli assi stessi, entro la fronte interna del muro del podio, misuravano rispettivamente m. 67 e 42; gli assi del muraglione esterno m.96 e 72. Il muro del podio, conservato solo in qualche tratto, si elevava sopra l’arena m. 1,50 circa. Il muraglione perimetrale, di natura particolarmente solida, misurava quasi due metri di spessore […].
Alla estremità di mezzogiorno dell’asse minore dell’arena stessa si alzavano le tribune, ormai quasi completamente scomparse. Qui vennero ritrovate alcune ricche ed adorne spalliere enee di rivestimento di sedili riservati verosimilmente agli alti personaggi”. Le ricerche hanno portato anche alla scoperta di ruderi di tabernae, di resti di una domus o villa suburbana demolita per costruire l’anfiteatro, resti di anfore, monete. Le ricerche, riprese nel 1984, han consentito ulteriori studi sulla villa e su frammenti di pitture parietali riferibili al III e IV stile pompeiano, databili al secondo e terzo quarto del I sec. d.C.. Degli scavi e studi della dr. Luisa Brecciaroli (Soprintendenza Archeologica del Piemonte) abbiamo importanti notizie su quest’area di Eporedia. La realizzazione dell’anfiteatro, avvenuta verso la fine del I sec. d. C., comportò la distruzione della villa, costruita fuori le mura di Eporedia il 20-25 d. C. Questa villa era ad oriente della città, a circa 500 metri dalle probabili mura eporediesi, aveva le pareti riccamente affrescate. La grande opera architettonica fu edificata in ordini di pietre e mattoni assai curati e, per le ragguardevoli dimensioni, il monumento è da considerarsi tra i maggiori del tempo con una capienza di almeno 5000 posti. L’anfiteatro è l’edificio più conservato e rappresentativo dell’antica Eporedia.

Testo: P. Ramella – Gruppo Archeologico Canavesano