Da Borgofranco ad Ivrea

L’origine di Borgofranco risale al XIII° Sec. dalla fusione di tre piccoli centri: Quinto, Monbueno e Buò. A causa dei contrasti tra la Chiesa e il Comune d’Ivrea il 5 Marzo 1251 gli abitanti dei tre borghi si riunirono per erigere un luogo fortificato Borgo – franco che impedisse le continue scorrerie dei Vercellesi attraverso la Serra e per tenere a freno le interferenze dei signorotti di Cesnola, Castruzzone, Settimo Vittone e Montestrutto.

Si costruì quindi un ricetto tra il 1256 e il 1277, auspice il Marchese del Monferrato la cui influenza su Ivrea era fortissima. Il borgo fu dotato di ampi privilegi allo scopo di attrarre nuovi abitanti oltre alle famiglie delle tre borgate fondatrici. Tracce dell’originaria struttura urbanistica di Borgofranco si trovano ancora nel centro storico, quadrilatero regolare che ha per asse Via Marini. Al lato nord esiste ancora una torre di origini medievali che, sopraelevata in epoca successiva, funge attualmente da campanile.

Per circa due secoli il borgo riuscì, con alterne vicende, a mantenere la propria autonomia rispetto ai tentativi egemonici dei Savoia.

Nel 1573 iniziò la ripartizione in feudi a favore di vari nobili di corte tra cui, nel 1623, il nobile genovese Claudio Marini, ciambellano del Re di Francia e ambasciatore presso i Savoia, il quale fece costruire un importante palazzo di circa 1900 metri quadrati di superficie con un vasto giardino.

La parte sud del fabbricato riveste un notevole interesse architettonico anche per le decorazioni ancora visibili. Il palazzo fu residenza della famiglia Marini fino alla sua estinzione nel 1720.

All’ingresso del borgo adiacente alla torre medioevale troviamo la Chiesa Parrocchiale dedicata alla Madonna del Rosario e dei Santi Maurizio e Germano eretta nel 1663.

Attraversiamo ora il borgo in direzione di Biò e dopo aver sfiorato un grande maneggio prendiamo la vecchia strada per Montalto la quale attraversando un bel bosco di fondovalle sbuca nei pressi del centro abitato.

Montalto Dora sorge in una zona di notevole interesse naturalistico e di grande fascino, alle pendici delle colline moreniche che racchiudono alcuni romantici laghetti tra i rilievi, nelle depressioni lasciate dall’antico ghiacciaio Balteo.

Il centro abitato è sovrastato da un castello descritto come “una delle più importanti e limpide “ fortificazioni di tutto il Canavese.

Il borgo di Montalto ha origini antichissime: reperti archeologici testimoniano la presenza umana nella zona, già in epoca neolitica. Le prime notizie documentarie, tuttavia, si riferiscono al 1044 come risulta da un documento del Vescovo di Ivrea.

La regione, molto ambita perché luogo di transito verso le valli del settentrione e quindi punto chiave per il controllo dei commerci e dei transiti, fu causa di contrasti e lotte per tutta l’epoca medioevale. All’inizio del XIV° Secolo , con l’estensione del dominio dei Savoia su Ivrea e sulla zona nord del territorio relativo, il borgo di Montalto divenne un feudo passato poi a varie famiglie nobili legate alla dominazione Sabauda .Il centro storico d’impronta chiaramente medioevale conserva nel suo Interno esempi di architettura rurale contraddistinti da loggiati a più piani affacciati su cortili interni.

Uscendo da Montalto verso il Lago Pistono si oltrepassa Villa Casana circondata da un vasto parco, all’interno del quale è visibile un imponente cedro dell’Atlantide che fu piantato probabilmente nei primi anni dell’ottocento, la sua età dovrebbe quindi aggirarsi intorno ai 170-180 anni. L’albero è alto circa trenta metri e il tronco misura una circonferenza di circa 6,65 metri.

Ci stiamo ora avvicinando all’imponente fortezza di Montalto, la sua primitiva costruzione risale intorno all’XI sec. e certo la sua struttura non si presentava come la vediamo oggi, più verosimilmente era costituita da una torre dotata di un recinto difensivo.

Fu quindi, nel corso del XIV° – XV° sec. che il castello venne sottoposto a rimaneggiamenti tesi a migliorarne le opere difensive che portarono all’imponente struttura che oggi vediamo.

In seguito ai conflitti seicenteschi la fortezza subì notevoli danni al suo interno, mentre la struttura muraria e le torri si salvarono. Alla fine dell’Ottocento e i primi del Novecento il castello venne restaurato su progetto del D’Andrade che salvaguardò il suo aspetto originario. Nella zona sottostante si vede un’altra costruzione di dimensioni ridotte databile intorno al XV sec., di forma quadrangolare con merlatura guelfa, come il castello. Interamente costruita in pietra, comprendeva un palazzo baronale forse adibito poi a corpo di guardia sulla via di accesso alla fortezza.

In prossimità del castello incontriamo la Cappella di San Rocco edificata verso la fine del XII sec. nei pressi di un precedente pilone votivo dedicato a San Sebastiano, ampliata nel XIII sec. La cappella contiene nell’abside mirabili affreschi probabilmente trecenteschi. La consacrazione della cappella a San Rocco è forse legata al periodo Seicentesco in cui si scatenò una terribile epidemia di peste bubbonica che decimò le popolazioni, il Santo era allora invocato come guaritore dal morbo.

Proprio nei pressi dell’altura su cui è stato costruito il castello passa la così detta, “Linea Insubrica del Canavese”. Si tratta dell’intersezione tra la superficie terrestre e un piano di scivolamento, presente nell’arco Alpino lungo il quale si è verificata la collisione tra due zolle continentali: la zolla Europea (a nord) e la zolla Africana (a sud) in un arco di tempo compreso tra 135 e 25 milioni di anni. Tra i due piani di frattura affiorano le rocce della zona del Canavese che sono costituite da un basamento di crosta continentale e da depositi accumulati al fondo di una depressione marina. Detti materiali sono stati compressi e sollevati durante la collisione tra le zolle suddette che ha dato luogo alla formazione delle Alpi.

Arriviamo al Lago Pistono, d’origine glaciale; immerso in un paesaggio suggestivo, è alimentato dalle acque provenienti da fontanili della Serra e dalla regione dell’antico lago Coniglio. Il lago ha conservato per millenni, nelle sue acque, i resti di un insediamento umano del periodo Neolitico (4500 a.C.) con la presenza di un considerevole gruppo di reperti: asce, macine, pesi da rete e ceramica, facenti parte di un insediamento palafitticolo individuato nella piccola penisola prospiciente lo specchio d’acqua.

Percorriamo il sentiero che lo circonda e che offre incantevoli paesaggi, arriviamo così alla Cappella di Santa Croce probabilmente nata come cappella privata della tenuta agricola legata alla grande cascina limitrofa. Il documento più antico che testimonia l’esistenza della stessa è un messale ritrovato al suo interno che riporta la data 1682.

Attraverso boschi collinari saliamo verso la piccola Cappella di San Pietro Martire ed entriamo nel territorio di Ivrea. Scendendo verso la città si intravede il Lago Sirio (0,315 Kmq.) il più grande del complesso dei cinque laghi, dei quali abbiamo già incontrato il Lago Pistono, gli altri sono : il Lago Nero, il Lago San Michele e il Lago di Campagna, alcuni dei quali incontreremo in seguito. Percorriamo l’antica Via Sant’Ulderico che ci porta all’ingresso della Città d’IVREA, l’antica “Yporegia” poi Eporedia.