Da Carema a Settimo

L’abitato di Carema conserva l’impostazione urbanistica tipicamente medievale fatta di stradine strette e tortuose che si intrecciano tra case addossate le une alle altre.

Percorrendo le vie del borgo antico è possibile incontrare molte abitazioni che hanno mantenuto le caratteristiche costruttive originarie: muri in pietra a vista, archi a tutto sesto, balconi in legno dette “lobbie”, portali con grandi pietre riquadrate e tetti coperti da lastre di pietra.

Entrando nella parte alta del centro abitato incontriamo la fontana di via Basilia, fatta costruire nel 1571 dai Conti di Challant – Mandruzzo, in omaggio ai Duchi di Savoia. Sulle facciate della stele, che sovrasta l’ampia vasca in pietra, sono scolpiti quattro stemmi araldici e diverse scritte in latino: vicino allo stemma Sabaudo si vede una scritta latina che significa ”Se qualcuno ha sete venga da me e beva” e inoltre ”Abbi pietà di noi, Gesù maestro “.

La Chiesa di Carema era già parrocchia nel 1261 e fu rimaneggiata nel corso dei secoli; rimane oggi una parte antica risalente all’ampliamento del 1749 in stile barocco, su una struttura originale probabilmente gotica. Gli ultimi ampliamenti e ammodernamenti risalgono al 1890. La costruzione è alta oltre 20 metri e lunga 36, vi si accede dalla gradinata antistante in pietra; all’interno della parte barocca vi è l’altare maggiore con la figura di San Martino istoriata su una vetrata policroma; degni di nota sono i quattro altari laterali.

Il campanile ”Capolavoro architettonico” unico nel suo genere in Piemonte, fu costruito negli anni 1762-1769 interamente in pietra, la torre campanaria è alta 60 metri. La Chiesa parrocchiale è dedicata a San Martino, mentre, cosa curiosa, la Chiesa parrocchiale di Pont Saint Martin è dedicata invece a San Lorenzo.

Dopo la Chiesa parrocchiale incontriamo l’antica Cappella del Suplin risalente al 1649, appartenente alla Confraternita del SS. Sacramento, la quale presiedeva e accompagnava i riti funebri. Da notare sulla facciata romanica gli stipiti in pietra a “goccia rovesciata” tipici del medioevo Valdostano; il fabbricato è molto deteriorato e sono in corso importanti lavori di restauro.

Vicino alla Cappella si trova la fontana di San Matteo con la datazione più antica del Borgo: vi si può leggere la data 1460. Nelle vicinanze sorge il palazzotto degli Ugoneti, sede locale della importante famiglia degli Ugoni, o Hugoneti, feudatari di Carema i quali possedevano anche il Castello di Castruzzone (Castrum-Ugonis) situato in posizione dominante e di cui rimangono i ruderi sopra la frazione di Airale.

Uscendo dal paese incontriamo la massiccia casaforte denominata ”Gran Masun” di epoca alto medievale il fabbricato aveva una funzione difensiva per il Borgo ed era sede della guarnigione locale. Vi si amministrava la giustizia e forse fu anche l’antica prigione. Sulla facciata, sotto l’ultima finestra in alto, è visibile uno stemma Sabaudo con quattro disegni diversi e si notano, sotto il cornicione, resti di sculture e altri stemmi. Scendiamo ora attraverso i vigneti verso la frazione Togliana, piccolo centro abitato anch’esso molto antico sulla vecchia strada delle Gallie.

Oltrepassiamo lo sperone roccioso della “Bardeisa”, sbarramento naturale sulla Dora Baltea, che un tempo lo lambiva, obbligando la strada antica a scavalcarlo a mezza costa sotto il controllo del Castello di Castruzzone il quale n’esigeva un pedaggio.

Percorriamo ora per un breve tratto la Statale 26 verso la frazione di Airale che lasceremo alla nostra sinistra, dopo aver attraversato il torrente Chiussuma, dirigendoci verso Torre Daniele, frazione del Comune di Settimo Vittone, che secondo una tradizione locale avrebbe avuto origine nel V° Secolo da un convento di frati Benedettini il cui fondatore si sarebbe chiamato appunto Daniele. Sul piccolo borgo svetta l’alto campanile che fronteggia la chiesa di S. Pietro di origine antica ma ricostruita nel1845.

Attraversiamo il caratteristico abitato con le sue abitazioni in pietra e la sua stradina selciata che lo percorre e ci dirigiamo verso il borgo di Cesnola. La borgata è adagiata in una conca ricca di vigneti e dominata dai suggestivi ruderi di un antico castello costruito e poi ampliato tra l’ XI° e il XIII° Secolo. Il feudo di Cesnola apparteneva nell’alto medioevo ai Signori di Castelletto e nel XIV° Sec. passò ai Signori di Settimo Vittone.

Il paese di Cesnola deve la sua celebrità alla famiglia Palma investita nel 1789 del feudo di Cesnola da Vittorio Amedeo III° di Savoia. Il primo Conte di Cesnola fu Emanuele Palma al cui figlio Alerimo, repubblicano, cospiratore, esule e combattente per la libertà, è stata intitolata la popolare Via Palma di Ivrea, l’antico “Cardex maximus” della romana Eporedia, ora Via Quattro Martiri.

Raggiungiamo ora Settimo Vittone dove si apre la fertile pianura Canavesana, lasciando gli ultimi contrafforti delle Alpi. Da qui si entra nel grande Anfiteatro Morenico lasciato dal ritiro dell’enorme ghiacciaio Balteo. Ci troviamo di fronte a una conformazione geologica glaciale d’età Pleistocena media tra le meglio conservate al mondo che si estende con la Serra morenica di Ivrea, lunga c.a. 25 Km., fino ad oltre il lago di Viverone, residuo di un bacino lacustre un tempo molto più ampio risalente al Pleistocene Superiore.